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domenica 10 febbraio 2008

La rivoluzione di Downlovers.it - finalmente si può scaricare musica legalmente!

E' on line da un po' la versione beta di un sito che forse cambierà il modo di fruire la musica negli anni venire.

Si tratta di www.downlovers.it, sito che consente agli utenti che si registrano, di scaricare la musica presente sul sito in maniera totalmente gratuita e legale.

Il modello di business del sito è fondato sulla pubblicità: Downlovers.it ha infatto stretto accordi con le principali etichette discografiche, consentendo il download gratuito delle canzoni.
Gli introiti sono garantiti dalle revenues pubblicitarie che Downlovers.it garantisce alle majors discografiche.

Ogni utente che scarica una canzone, infatti, è sottoposto ad un videospot pubblicitario che va in onda durante i trenta secondi circa necessari al download della canzone.

Gli utenti non possono scaricare interi albums, ma soltanto una canzone per volta. Una canzone, un videospot.

La mia opinione è che sia il giusto modello di business per questo mercato. Secondo me è infatti un ottimo compromesso per gli utenti. Ricevere la musica che vogliono, gratis e con un sistema veloce ed affidabile, senza essere costretti ad installare programmi di Peer to Peer. E sono in questo modo svincolati dall'esigenza di essere sul proprio pc per poter scaricare. Il costo di tutto questo è essere esposti ad un videospot pubblicitario.

Interessanti considerazioni che si possono fare sono:
- le aziende sceglieranno di veicolare e associare i propri spot ad una canzone piuttosto che a un'altra, ad un cantante piuttosto che ad un altro, ad un genere piuttosto che ad un altro...ma come scegliere? Vedremo l'inizio di una nuova forma di marketing, a mio avviso. E cioè lo studio dell'associazione tra un brand ed un genere musicale
- sarà necessario trovare un modo di segmentare nella maniera più raffinata possibile gli utenti registrati, per far in modo che le aziende vedano erogati i propri messaggi di marketing ad un target affine al proprio, e non sparare nel mucchio.

In ogni caso siamo all'inizio di una rivoluzione, che coinvolge il mondo della musica e del marketing.

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sabato 2 febbraio 2008

Microsoft all'assalto di Yahoo! Mega offerta di acquisto da 44.6 miliardi di dollari

Boom! Microsoft ci riprova, e tenta nuovamente la scalata a Yahoo!

L'offerta è veramente pesante, 44.6 miliardi di dollari, per un valore di 31 dollari ad azione, con una valutazione del 62% in più del valore attuale delle azioni di Yahoo.

Come leggiamo dal sito ufficiale di Microsoft, l'intenzione del CEO del colosso di Redmond, Steve Ballmer, è di realizzare un'unione che "insieme può offrire un'incredibilmente eccitante varietà di soluzioni per consumatori, editori e inserzionisti pubblicitari, rafforzando una posizione che permetterebbe di meglio competere nel mercato della pubblicità on line...le due forze unite insieme consentirebbero di mettere a disposizione dei consumatori, servizi ed esperienze che nessuna delle due aziende sarebbe in grado di offrire da sola".

Secondo il comunicato stampa di Microsoft, le due aziende unite darebbero al mercato una valida alternativa al dominio del loro principale competitor (non è citato, ma si sta chiaramente parlando di Google...).

La combinazione di Microsoft e Yahoo consentirebbe, secondo il Board Microsoft, di realizzare un'azienda più efficiente, con sinergie importanti in quattro aree:

1 - economie di scala grazie ad un valore più alto offerto agli inserzionisti pubblcitari
2 - innovazione grazie alla condivisione delle conoscenze ingegneristiche tra i due teams
3 - efficienze operative grazie all'abbattimento dei costi
4 - innovazione in emergenti spazi di fruizione per gli utenti come il video e il mobile

Alcune considerazioni da fare al riguardo.
Nell'ottica Microsoft, sempre che Yahoo accetti ed è tutto da vedere (se non lo ha fatto lo scorso anno, perchè farlo quest'anno?), il proposito sembra chiaro. Cercare di erodere il dominio di Google nel mercato pubblicitario su internet, contrapponendogli la fusione dei suoi due principali competitors, se stesso e Yahoo appunto.
Cioè i due motori di ricerca al mondo più usati dopo Google, e probabilmente i due portali col traffico più consistente.
Ma andiamo più nel dettaglio. Gli operatori del Web Marketing cosa dovrebbero aspettarsi da una fusione del genere?
Queste le previsioni di Forrester Research:

1 - dati più dettagliati sui consumatori (incrociando i dati di tracciamento dei portali e dei motori di Msn e Yahoo si avrebbe una quantità di dati dal valore incalcolabile, dando una spinta alla fornitura di inserzioni ad utenti secondo il loro comportamento di navigazione, ciò che viene definito Behavioural Targeting)
2 - una più facile gestione della pubblicità: gli inserzionisti avrebbero la possibilità di una entità che offre loro di pianificare su una vasta scelta di canali, senza dover ricorrere ad una miriade di concessionarie
3 - Yahoo e Msn uniti saranno senza ombra di dubbio la seconda forza nel search dopo Google, e di gran lunga la più potente nel display ad, segno che il mercato non dovrebbe subire recessioni negli anni a venire
4 - una nuova definizione di media: i più grandi attori del mercato, Google, Msn+Yahoo, Facebook etc, sembreranno sempre di più essere, ognuno a modo suo, ambienti e "tecnologie" di connessione tra utenti e contenuti, più che editori di contenuti stessi.

Cosa dobbiamo aspettarci quindi?
Per ora una risposta da Yahoo...

domenica 27 gennaio 2008

Mini-sito pubblicitario e advergame a supporto? Ok se c'è una strategia!

Prendo spunto dal post di Martina Zavagno sul suo adverblog.com (blog che consiglio di leggere a chiunque è appassionato di web marketing e web advertising, è una vera e propria finestra sul mondo; l'autrice riporta nei suoi post molti casi interessanti sullo stato dell'arte della pubblcità su Internet in giro per il mondo), per affrontare un discorso sulla corretta utilizzazione di un minisito pubblicitario con relativo advergame.

Su Adverblog l'autrice infatti ci presenta un esempio di un minisito davvero ben pensato e realizzato.
Si tratta di EarlyJack.com, minisito a supporto per Finnair, che vuole comunicare come sia la compagnia aerea più veloce nelle tratte Europa-Asia.

Nel minisito, troviamo un advergame in cui c'è Joe, un tizio che è nella stanza del suo capo Jack, il quale per lavoro è in Asia. L'utente può giocare con Joe, e fargli fare alcune azioni nella stanza di ufficio del suo capo (scarabocchiare le foto del capo, ordinare massaggi orientali etc.). L'obiettivo è riuscire a fare tutte le azioni di "scherno al capo" prima che lui ritorni (si vede una finestrella che mostra il ritorno del capo che ovviamente sta tornando dall'Asia con un volo Finnair). L'utente che riesca a fare tutte le azioni (davvero dura...) vince biglietti aerei omaggio. Ma la molla a portare a termine il gioco è, oltre alla possibilità dela vincita, soprattutto la curiosità di vedere cosa succede quando il capo Jack arriva e becca Joe mentre gli imbratta l'ufficio....

Questo minisito è figlio, a mio avviso, di un'ottima strategia. Già perchè un minisito pubblcitario, con tanto di advergame, deve avere una buona strategia dietro la sua realizzazione, altrimenti può essere uno strumento inutile alla causa.

Questi i punti da rispettare, a mio avviso, per una corretta ideazione di un minisito pubblicitario.

1-deve essere divertente
2-deve essere informativo
3- (importantissimo) deve coinvolgere l'utente in una relazione emotiva (grazie all'advergame per esempio) con il marchio/azienda/prodotto
4- il coinvolgimento emotivo deve crearsi a livello dell'idea di comunicazione che è alla base della campagna (in questo caso l'idea è: "con Finnair voli più velocemente tra Europa e Asia"; l'abbinamento tra il gioco e l'idea è molto ben costruito secondo me)
5- deve dare un incentivo all'azione (in questo caso grazie alla possibilità di vincere i biglietti, ma anche grazie alla curiosità che stimola nell'utente per vedere come il gioco/storia si conclude)
6- dovrebbe riuscire a generare un "passaparola" on line, auspicando che gli utenti che giocano col minisito girino il link agli amici

Complimenti a Finnair!

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sabato 19 gennaio 2008

Misurare l'efficacia di una campagna di brand awareness sul web

Prendo spunto dal magnifico post di Avinash Kaushik, guru mondiale nel campo del web analytics e attualmente Google Analytics Evangelist, autore dell'ottimo libro Web Analytics: An hour a day (consiglio vivamente di comprarlo, è ottimo sia per contenuti che per stile di scrittura, inoltre i proventi del libro sono donati a Medici senza Frontiere e a The Smile Train, organizzazione umanitaria Onlus), e autore del blog The Occam's Razor.

In un post intitolato Is convertion rate enough? It's a good start, now do more!, affronta il tema della misurabilità dei risultati di una campagna di display advertising.

Ciò che propone, in sostanza, è di tenere conto di alcuni fattori per avere un'idea di quanto e come una campagna "branding"che porta traffico da vari siti web sul sito dell'azienda pubblicizzante attraverso banner, e-mails e link sponsorizzati su Google, sia efficace nel creare "brand awareness" (tradotto : visibilità e consapevolezza del marchio + coinvolgimento dell'utente "ingaggiato").

Questi i tre passi da tener presente:

1- tener conto del tasso di conversione della campagna:
quindi: prendere il numero dei clicks che ogni banner sui vari siti porta sul sito di destinazione, e metterlo in rapporto con i leads effettuati sul sito di destinazione (per un sito di un brand automotive i leads possono essere ad esempio: richiesta di test drive, download brochure dell'auto pubblicizzata, registrazione dei dati, richiesta di "tienimi informato", iscrizione a newsletter etc.). Con una formula: n clicks sull'annuncio/ n leads provenienti dall'annuncio

2- da questo consegue però che, poichè il tasso di conversione sarà molto probabilmente intorno all'1%, non misureremo l'effetto della campagna sul restante 99% degli utenti che sono giunti sul nostro sito proveniendo dagli annunci. Come vedere che risultati abbiamo avuto su di loro? In questo caso dobbiamo ricorrere a strumenti quantitativi e qualitativi.
Quantitativamente, ricorriamo alle metriche di analisi del tool di analytics del sito, tracciando il comportamento di questi utenti:
ad esempio vedendo:
n pagine viste
time on site
tasso di rimbalzo
site overlay (visualizzazione grafica dei clicks effettuati dagli utenti sul sito)
percorso di navigazione
top exit pages
e molte altre....
Qualitativamente, possiamo condure un sondaggio di uscita da somministrare agli utenti che escono dal sito al termine della loro sessione, sottoponendo domande di questo tipo per verificare la loro soddisfazione nell'esperienza di fruizione:
- sei riuscito a portare a termine l'obiettivo che ti sei posto?
- hai trovato ciò che cercavi?
- prevedi di andare in concessionaria (sempre pensando al sito automotive)?
- la visita sul sito influenzerà il tuo giudizio sul prodotto?
e altre studiabili caso per caso...

3 - come terzo livello, possiamo pensare di ideare strumenti per associare la fruizione sul sito al comportamento offline, per tracciare la diretta corrispondenza (se c'è) tra la visita al sito e l'acquisto sul punto vendita. Come?
Attraverso strumenti che in un certo senso ci permettono di misurare la diretta corrispondenza tra la visita sul sito e il comprotmaento sul punto vendita. Ad es: sconti stampabili, semacodes (codici ottici scaricabili sul sito a fronte di una registrazione, da presentare sul punto vendita per ottenere sconti, merchandising, offerte etc.), codici speciali che si ricevono solo se si è visitato il sito e che è possibile presentare sul punto vendita, minisondaggi ancora sul punto vendita (in cui magari verificare il numero di utenti che arrivano perchè influenzati dalla campagna stampa, o dalla campagna tv, o dalla campagna web, o da una integrazione dei vari canali etc.)

E' dura misurare la brand awareness ma l'unico modo per massimizzare l'investimento sembra essere associare strumenti quantitativi e qualitativi, per meglio capire a cosa serve il nostro sito web e che benefici porta una campanga pubblicitaria diretta su esso!!!

Ci vuole un po' di duro lavoro, e anche un po' di fantasia!!

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sabato 12 gennaio 2008

Zooppa, lo user generated advertising

Oggi facevo un giro su Zooppa.com, il sito dove è possibile fare il vero e proprio User Generated Advertising, in vera e propria logica Web 2.0.

In cosa consiste?
Il sito mette a disposizione degli utenti una piattaforma dove inserire video pubblicitari user generated dedicati a singoli prodotti da reclamizzare.

Come funziona?
Un'azienda decide di organizzare un contest su Zooppa, invitando gli utenti del sito a creare video pubblicitari su un suo prodotto, e premiando il vincitore attraverso premi che stabilisce insieme Zooppa.
L'azienda fornisce quindi, insieme a Zooppa, un vero e proprio brief sul prodotto da reclamizzare, comunicando valori e concetti che lo spot dell'utente dovrebbe rispecchiare.
Insieme al brief, scaricabile dal sito per chi si iscrive al contest, ci sono alcuni materiali che l'azienda, sempre di concerto con Zooppa, mette a disposizione dell'utente creativo.

Gli utenti del sito, novelli creativi, aspiranti pubblicitari etc., se hanno l'idea giusta, si iscrivono al contest, realizzando il video pubblicitario sul prodotto dell'azienda.

E qui parte una gara, all'insegna di visualizzazioni, commenti, ma soprattutto punteggio.

Già perchè, ogni video ottiene un punteggio da parte degli utenti del sito, scalando così le posizioni.

Gli utenti hanno quindi tutto l'interesse a far sì che quanti più altri utenti e amici vedano il loro lavoro, sperando che venga votato. Facendo passaparola e altre attività, per mandare più gente possibile sul sito di Zooppa, per far votare il proprio spot.

Perchè? Perchè vincono premi concreti. Premi in denaro, innazitutto: viene fissato un montepremi in denaro per il vincitore e i primi classificati, montepremi stabilito in ZooppaDollars (1 Zoopa dollar= 1 Dollaro, i premi possono essere riscossi quando si arriva ad un totale maturato di 1000$ ). E poi, perchè no, sognare di essere contattati dall'azienda perchè questa vuole sfruttare lo spot nelle sue campgne pubblicitarie, guadagnando magari un accordo commerciale con l'azienda stessa. E magari farsi notare dalle grandi agenzie pubblicitarie!!!

Di seguito uno dei video del contest organizzato da Meetic.it

lunedì 24 dicembre 2007

Advertising 2.0 - un ottimo esempio in Norvegia


Uno dei più importanti portali norvegesi di informazione on line ha trovato una maniera davvero originale di promuovere i propri servizi. (http://www.mediafront.no/projects/sol/en/live.html)

Realizzando, a mio modo di vedere, il primo vero e proprio caso di advertising 2.0 in perfetta regola.

Come possiamo vedere dagli screenshot, infatti, la strategia studiata mette a disposizione di chiunque voglia, di poter scrivere tramite un software di disegno digitale, il proprio annuncio sullo spazio banner dedicato all'iniziativa.

Ogni copywriter può cimentarsi e scrivere il proprio payoff pubblicizzando l'inserzionista.

Ora, non sappiamo di preciso le leve che l'inserzionista ha utilizzato per stimolare la partecipazione dei copywriters che hanno commentato live e "postato" i propri annunci sugli spazi predisposti. Fatto sta che in poche ore più di 1.000 commenti-annunci-creatività sono state inserite, giocando a favore della visibilità del brand dell'inserzionista.



Immagino un contest che registri uno score o un punteggio per gli annunci pubblicati, mettendo a disposizione dei copywriters 2.0 una qualche sorta di premio per stimolarli alla competizione, e il gioco potrebbe esser fatto!

domenica 16 dicembre 2007

Heart Tango e Monica Bellucci: la campagna web di Intimissimi, ovvero come fare trenta e non trentuno

Anch'io, come tutti, sono rimasto vittima della folgorante bellezza di Monica Bellucci e del suo video Heart Tango, con regia prestigiosa di Gabriele Salvatores.

Come la maggior parte di chi ha avuto notizia del video della Bellucci sa, questo corto promuove la linea intimo del marchio Intimissimi. Una grande campagna, con una comunicazione integrata, che parte dall'offline, in primis la televisione con lo spot, per rimandare al sito e alla visione del filmato sul web.

Dove? Ovviamente sul sito www.intimissimi.it.

Fin qui tutto bene, anzi meglio, visto che la strategia di comunicazione integrata, oltre a generare grande awareness per il marchio, ha come sbocco e ambiente naturale di destinazione il sito web. Un ambiente dove il marchio vuole e deve comunicare al target, associando la sua linea ai valori che trasmette il filmato.

Tutto bene, abbiamo detto, anzi no...

Come dico nel titolo, si è fatto trenta, perchè non fare trentuno?

Mi spiego. La campagna sicuramente avrà avuto un costo molto alto, tenendo conto soltanto degli ingaggi di Monica Bellucci e di Gabriele Salvatores. Per non parlare del costo di promozione in tv.

E allora perchè, visto che la campagna ha come destinazione il web, si tralascia un'adeguata azione di marketing su internet a supporto dell'iniziativa per massimizzare gli effetti della campagna?

Faccio un esempio: io vedo lo spot in tv, sono incuriosito e voglio rivedere il filmato sul web, che faccio? Se non mi viene subito in mente di cercare su Google il sito di Intimissimi (potrei non associare il filmato alla linea, così come è capitato a me ndr!), e cerco ad esempio "Heart Tango" o "video tango Monica Bellucci" (le prime parole chiave che potrebber venirmi in mente...), esce una serie di risultati organici di articoli e post che parlano di questo nuovo video.
Ovviamente tutti questi risultati puntano ai siti in cui si parla del filmato, non certo al sito del brand.

E allora, perchè non impostare una campagna pay per click su Google per far in modo che sulle keywords che un utente medio presumibilmente userà per cercare il filmato e informazioni correlate sul web, uscirà come primo risultato il sito "intimissimi.it"?
Quindi, primo doveroso appunto:
ottima strategia, grande visibilità, ma sul web ogni ricerca sui motori DEVE puntare, in prima istanza, al sito del brand. Non come in questo caso in cui ci sono tanti siti, articoli e blog che parlano dell'argomento (e questo va benissimo), ma il sito www.intimissimi.com DEVE essere il primo risultato di ogni ricerca correlata all'argomento.

Seconda obiezione alla strategia web.
Andiamo sul sito: c'è il filmato, bellissimo. C'è il catalogo e, giustamente, tante foto.
Ma perchè non prevedere una strategia di azione sul sito?
Perchè non dare la possibilità al target web di comprare il prodotto on line?
Sappiamo tutti che quando andiamo in uno store di intimo, compriamo sulla base delle misure standard, che per l'intimo sono molto ben definite. Ma ovviamente è un tipo di prodotto che in negozio non possiamo provare, a differenza di altri prodotti di abbigliamento.

Quindi, perchè non prevedere uno store online per i prodotti? Mettere in piedi una strategia del genere, portare tanta gente sul sito (anche se meno di quanto si poteva, se si fossero sfruttate al meglio le possibilità offerte dal marketing web), avere grande awareness, comunicare al proprio target in maniera così impattante, tutto questo non potrebbe essere sfruttato per generare anche diretta azione di vendita sul sito?

martedì 11 dicembre 2007

Quale strategia di marketing su Facebook? Le tre modalità di comunicazione offerte dal social network

Se ne parla da alcune settimane, da quando cioè Facebook ha presentato la sua strategia di vendita pubblicitaria sul network.

Più che di vendita pubblicitaria, dovremmo parlare di modello di business che Facebook ha studiato per monetizzare la vastissima utenza del suo network.

Il modello di business si articola su una offerta di strumenti di marketing a disposizione dei brand per comunicare con gli utenti di Facebook.

Vediamo quali sono questi strumenti ed in cosa consiste (se c'è) l'innovazione proposta da Facebook.

1 - Facebook Pages
Facebook consente ai brand e ai titolari di business di vario tipo, di creare una Facebook Page propria, alla quale possono iscriversi gli utenti fan di quella marca/prodotto. Una volta iscritti, gli utenti-fan interagiscono con la pagina del brand, postando sulla bacheca, mandando foto, scrivendo commenti etc. Ogni volta che interagiscono con la Facebook page del brand, queste interazioni vengono anche raccontate sotto forma di "social stories" sulle pagine degli utenti-fan, e come newsfeed vengono mandate agli amici degli utenti-fan. Queste interazioni tra gli utenti e il brand si diffondono pertanto in maniera virale al network degli amici degli utenti fan

2 - Facebook Beacon
Questa è la modalità che a mio avviso è di gran lunga la più innovativa. Facebook dà la possibilità di installare il codice di un'applicazione del network (un widget) su un sito esterno. Così un brand può decidere di installarsi sul proprio sito Web l'applicazione Facebookche preferisce. Ogni volta che un utente giunge sul sito del brand e decide di interagire con l'applicazione Facebook installata, accede all'applicazione come utente Facebook. A quel punto Facebook trasforma l'interazione di quell'utente sul sito del brand in "social story", che viene riportata/raccontata sulla user page dell'utente in Facebook, diventando così visibile a tutto il network di suoi friends, e viene anche inviata tramite newsfeed al network di friends.
L'interazione dell'utente col brand viene così diffusa viralmente, dando grande visibilità al brand.

3 - Facebook Social Ads
Oltre ai due citati strumenti, molto innovativi, Facebook offre la possibilità al brand di comprare Social Ads. Significa comprare banner (a CpC o CPM) scegliendo di erogare queste impressions soltanto agli users-fan che hanno interagito col brand nella Brand Page o col Facebook Beacon del brand. Oltre che nelle pagine di questi utenti, i banner vengono erogati anche sulle user pages degli utenti che fanno parte del network di amici degli utenti fan o degli utenti che hanno interagito col beacon.
Una controindicazione è che sembra che il click rate delle campagne banner su Facebook sembra piuttosto basso, ma vedremo.

In ogni caso le prime due modalità sembrano davvero molto interessanti.

Ne vedremo delle belle, anzi aspettiamo di vedere in Italia come evolverà l'investimento su Facebook!



sabato 8 dicembre 2007

La coda lunga del Digital Marketing








Cos'è la teoria della coda lunga , o Long Tail, nell' ecosistema del digital marketing e del marketing sul Web?
E' l'assunzione ed il postulato teorico che è alla base delle attività di marketing su Internet.
E' stata postulata da Chris Anderson.
La riassumo qui in poche parole, facendo riferimento al grafico in figura.

Su Internet ci sono grandi aziende e brand famosi che investono molto denaro in comunicazione e marketing, e fanno grandi volumi di vendita, collocandosi al vertice della curva delle vendite.
E poi ci sono una miriade di piccole aziende-prodotti che vendono in quantità molto più limitate, in ogni parte del mondo. Il volume di vendite e la percentuale di mercato che raggiungono questi prodotti-inserzionisti-siti-aziende, sommati insieme, eccede di gran lunga la quota di mercato delle grandi aziende. L'importante è dare un canale di visibilità e distribuzione a queste micro-realtà, ed è ciò che fa Internet, consentendo a chiunque, sul web, di avere il proprio sito, vendere i propri prodotti con costi di distribuzione abbattuti, far sentire la propria voce etc.

Il rapporto tra la popolarità-quota di mercato-volumi di vendita-visitatori del sito etc. tra chi è al vertice della curva ed i piccoli che ne sono alla base (in giallo in figura) è molto semplice:

se gli oggetti indicati sono ordinati secondo un indice di popolarità, il secondo oggetto avrà metà della popolarità del primo, il terzo oggetto un terzo della popolarità del terzo e così via...
quindi l' oggetto "n" avrà 1/n popolarità del primo.

E' un discorso che possiamo estendere a prodotti venduti sul web, popolarità dei siti, investimenti etc.

E' un principio che hanno saputo sfruttare e sul quale hanno costruito le proprie fortune due realtà come Amazon e Ebay.

Prendiamo Amazon. Amazon sicuramente realizza grandi volumi e profitti vendendo i best sellers, ma il vero affare, e il grande guadagno lo realizza vendendo centinaia di migliaia di libri di tutti i tipi, che vendono poche copie, è vero, ma che se non esistesse Amazon come canale di distribuzione non potrebbero vendere.
Un esempio concreto: Amazon vende 1.000.000 di copie dell'ultimo best seller di Ken Follett. Allo stesso tempo, nel suo catalogo sono presenti centinaia di migliaia di libri di tutti i tipi, di ogni parte del mondo, che vendono mediamente 100-1000 copie l'anno. Amazon è maestra nel comunicare l'esistenza di questi libri, tramite i suoi link e le sue user reviews, e riesce così a vendere questo sterminato catalogo che altrimenti non avrebbe distribuzione alcuna.

Il vero guadagno, secondo voi, dov'è? A mio parere è nella seconda parte....

Stessa cosa vale per i siti...su Internet ci sono siti che realizzano l'80% del traffico utenti, ma ci sono miriadi di siti con pochi utenti che, sommati, danno una quota di mercato rilevante.

E gli inserzionisti pubblicitari devono tenerne conto:
in una corretta pianificazione, è necessario essere presente laddove c'è più traffico e visibilità, ma è altrettanto necessario essere visibili su quel mondo di minisiti dal piccolo traffico che, se in linea col nostro target, sommati insieme ci danno la possibilità di raggiungere un alto numero di contatti che, andando sui grandi siti, altrimenti non raggiungeremmo!
E' possibile fare questo grazie all'altro grande attore che ha fatto della teoria della coda lunga un suo principio guida, Google, che col suo programma di Site Targeting consente di pianificare pubblicità sul suo sterminato network di siti minori, all'interno del quale possiamo scegliere siti dal contenuto in linea col target che vogliamo raggiungere.
O a networks di affiliazione come Zanox, che offre al suo network di piccoli siti affiliati, di scegliere i programmi pubblicitari disponibili: il cliente inserzionista infatti contatta Zanox e insieme a Zanox promuove un programma pubblcitario, secondo certi parametri di remunerazione che mette a disposizione dei siti che scelgono di aderire all'iniziativa (cost per clicks, costo per lead, costo per acquisto etc. che scattano se un utente clicca sull'inserzione del cliente, che l'affiliato sceglie di pubblicare sul proprio sito).

Tutti queste soluzioni sfruttano quindi la teoria della lunga coda.

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mercoledì 5 dicembre 2007

Terra di Snowboard e Trentino: una bella campagna on line per appassionati di snowboard!

Finalmente una bella case history per una campagna di advertising su Internet che reputo molto ben congegnata.
Si tratta della campagna di Regione Trentino per promuovere i propri snowpark alla comunità di appassionati e praticanti di snowboard.
La gestione del web marketing mix, in questo caso, è stata a mio parere molto ben strutturata


1 - Partiamo dal minisito di supporto: è ottimo!

L'idea è di far interagire il target, gli appassionati di snowboard, con un sito che offre molte interessanti applicazioni.

Prima fra tutte il gioco, attraverso cui fare acrobazie virtuali su piste innevate.

Quindi la possibilità di approdare al videocontest su Myspace.

E le mappe Google per gli snowpark del Trentino.



La grafica è molto evocativa.

E il concetto che è alla base, veicolare il fattore "upside down" e cioè il modo di vedere il mondo da parte degli snowboardisti, e cioè sovvertendo le regole, è a mio modo di vedere, molto ben azzeccato!

2 - ma veniamo a quello che ritengo il piatto forte, cioè la campagna di web marketing a supporto!!

Si arriva sul minisito terradisnowboarder.it, con una pianificazione mirata su siti in target, e con una ricerca per parole chiave su Google.


Ma ciò che io ritengo un'ottima intuizione è il contest su Myspace, dove gli utenti possono partecipare ad un concorso in cui caricare un video che interpreta la filosofia "Upside down" alla base del contest!





Il vincitore si aggiudica una vacanza in Trentino.






Secondo me è ottima l'idea di associare la pianificazione con l'utenza Myspace: non conosco la profilazione del socialnetwork in rapporto alla comunità di appassionati snowboard, ma sicuramente è un target giovane che apprezzerà la novità e la possibilità di giocare col brand.




Interessante è la possibilità di installare il simulatore come widget sul proprio blog o sul proprio sito!






Un applauso all'agenzia creativa che ha realizzato il tutto, e complimenti per l'ottima pianificazione al centro media, Mindshare Milano ( i miei colleghi sotto la Madùnina!)!




Mi riprometto di riportare altri casi di successo campagne di internet advertising!


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domenica 18 novembre 2007

Una bibbia per il link building

Costruire una solida reputazione per il proprio sito Web o per il proprio blog è un lavoro certosino e accurato, al punto che su marketingprofs c'è un articolo che riporta un vademecum in ben 114 punti per costruire la link popularity del nostro sito.

Innanzitutto parliamo italiano: cos'è il link building? E' un processo attraverso il quale facciamo in modo che il nostro sito sia linkato da quanti più siti web autorevoli nel nostro settore e non. Quanti più siti inserisono il link al nostro, perchè lo ritengono interessante, e lo ritengono una buona risorsa sulla quale inviare gli utenti, perchè ritengono che mandandoli sul nostro sito offriranno loro un buon servizio , tanto più il nostro sito sarà potenzialmente raggiungibile da un numero sempre più crescente di utenti.
Ed in più il nostro sito otterrà il beneficio di essere indicizzato da Google in posizioni sempre migliori, proprio perchè Google riconoscerà il nostro sito come autorevole sulla base dei lionk che ottiene dagli altri siti.

Come fare questo? Come ottenere link e traffico?

Riportiamo quindi il link a questo vademecum in 114 punti, dei quali alcuni sono discutibili (io personalmente non concordo sul gruppo "Free Free Free" nn 39-46: capisco offrire risorse e punti di vista gratis agli utenti, è lo scopo di chi ha un blog, ma farlo così, solo per ottenere l'effetto di avere popolarità, è una cosa che non condivido; si dà e si pubblica qualcosa for free perchè è una cosa che ci interessa e che vogliamo condividere con gli altri, non lo si fà per portare accessi...):

http://www.marketingprofs.com/7/link-building-bible-114-tips-galliford.asp


riporto poi il link di Marketing Routes, a mio avviso il miglior sito in italia in cui si parla di Webmarketing, dove ho trovato il link a questo articolo, e dove potete trovare i commenti di Jacopo Gonzales all'articolo:

http://www.marketingroutes.com/2007/11/15/consigli-per-ottenere-link/


ed un altro interessante articolo, sempre su Marketing Routes, in cui si affronta il tema economico del link building prendendo come base di partenza la teoria economica della Long Tail:

http://www.marketingroutes.com/2007/06/22/potenziare-la-long-tail-dei-link-di-accesso-al-sito/



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sabato 10 novembre 2007

Una finestra sugli States...


Diamo un'occhiata a cosa succede negli Usa nel mercato dell'advertising online, può tornarci utile per fare un ragionamento sui trend di sviluppo del nostro mercato.

Il totale degli investimenti nel mercato mantiene stabile il suo trend di crescita, con un valore del 2007 di circa 21.4 miliardi di dollari, secondo la società di ricerca eMarketer, con una previsione di incremento fino ad un totale di 42 miliardi nel 2011.

68 dei top 100 investitori pubblicitari del paese stanno aumentando la quota destinata all'advertising on line a fronte di una parallela riduzione della quota sugli altri mezzi, in particolare Tv e stampa. Anche se, a dirla tutta, i budget che destinano ad Internet rappresentano mediamente ancora soltanto il 3,5% dei loro budget totali.

Le varie modalità di advertising che compongono il media mix sul Web subiranno piccole variazioni di quota mercato rispetto alla situazione attuale.
Il display advertising (banner e compagnia bella, vedi i formati Iab per saperne di più), hanno una quota di mercato del 21,5% del totale investimento on line adv nel 2007, stessa quota nel 2008, e 20% nel 2011.
Il rich media (i super banner dalle creatività mozzafiato ndr. - su questo avrei molto da ridire visto il lavoro delle web agency nostrane - cme sia vedi i siti di Tangozebra e Eyeblaster per saperne di più, sono i principali providers di rich media a livello internazionale) è in predicato di migliorare la sua quota di mercato dal 7%circa attuale fino al 13% del 2011.
Il Search Engine Marketing rimarrà stabile intorno al 40% attuale, secondo le stime eMarketer.

A presto per i dati nostrani!

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giovedì 8 novembre 2007

Battaglia a colpi di Social Ads: le nuove idee dei Social networks per un advertising sempre più targetizzato

In queste ultimi giorni staimo assistendo ad una battaglia tra due colossi del Social Web.

L'oggetto dello scontro è lo studio di soluzioni sempre più efficacemente targettizzate per erogare contenuto pubblicitario sui propri networks.

Stiamo parlando nientemeno che di MySpace e di Facebook, che hanno appena lanciato due diverse e nuove modalità di advertising a disposizione degli inserzionisti, il tutto all'insegna della massima profilazione possibile.

MySpace ha appena lanciato l'HyperTargeting. Si tratta della possibilità per un inserzionista di scegliere tra circa 300 categorie di affinità ricavate dalle informazioni dei milinoni di utenti MySpace che hanno creato sul SocialNetwork il proprio profilo e l'hanno popolato. MySpace ha ricavato queste 300 categorie di affinità, e l'inserzionista ha la possibilità di scegliere quella che più coincide col proprio target e veicolare inserzioni conformi agli standard IAB sui profili/pagine degli utenti classificati nella categoria scelta.
Pro: in teoria questa modalità dà la possibilità ai piccoli inserzionisti di crearsi la propria campagna su MySpace scegliendo il target più adatto alle proprie esigenze, un po' come fanno su Google con i link sponsorizzati e le keywords. La piattaforma di gestione della campagna è user friendly. L'unica cosa che mi chiedo é: a differenza dei link sponsorizzati su Google in cui basta seguire le norme editoriali di Google per scrivere gli annunci e pubblicarli, e un po' di buon senso per scegliere le parole chiave, dubito che in questo caso i piccoli inserzionisti abbiano un'agenzia creatiiva o la capacità di realizzare formati banner per poi caricarli sulla piattaforma MySpace.
Contro: una profilazione inaccurata del e da parte dell'utente significa mandare il messaggio al target sbagliato.

Facebook ha invece lanciato i Social Ads. Ogni inserzionista ha infatti la possibilità di acquistare dei Social Ads sul network. Il processo è questo: un Brand crea su Facebook il suo profilo, un profilo col quale gli utenti possono interagire, un ambiente al quale possono registrarsi e sul quale possono andare; l'utente si registra o interagisce soltanto col Brand diventando Fan (è già stato ribattezzato come Fansumer...), un Brand che per qualche motivo lo ispira o del quale è ammiratore/fan; Facebook registra il comportamento dell'utente; il Brand decide di comprare SocialAds, significa che delle inserzioni pubblicitarie del brand verranno erogate sulle pagine di profilo dell'utente registrato a quel Brand; tutti gli amici dell'utente vedranno quell'inserzione e potranno a loro volta vedere pubblicata l'inserzione sul proprio profilo qualora interagissero col brand.
Pro: targettizzazione estrema. Contro: Stiamo parlando più di un dialogo tra brand e utente piuttosoto che di pubblicità tradizionale.

Quello che emerge da tutto ciò è che, prescindendo dall'efficacia e dalla utilizzabilità di queste modalità innovative di advertising, MySpace e Facebook vogliono basare il rapporto tra Brand e cliente sulla relazione e sul network, cercando di contrastare il modello vincente di Google basato sulla ricerca contestuale e la keyword.

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martedì 6 novembre 2007

La soluzione di Google per il Mobile

Era nell'aria da parecchio, e finalmente Google svela i suoi piani per il Mobile.
Ieri ha infatti annunciato di aver dato vita alla creazione di un sistema operativo per terminali mobili, basato su una piattaforma aperta. Il tutto in collaborazione con gli altri membri della Open Handset Alliance, 33 tra operatori mobili e carriers (tra cui è curioso notare la presenza di eBay).

La piattaforma si chiamerà Android, e permetterà di "fare cose che ora non possiamo fare,creando una completamente nuova esperienza di fruizione mobile", come dice il Ceo di Google Erich Schmidt.
I terminali operativi con la nuova piattaforma saranno disponibili a partire dal 2008.

Inizialmente il modello di business della piattaforma non sarà basato sugli introiti pubblicitari, ma l'obiettivo dichiarato è, dopo una prima fase di test, sviluppare un nuovo modello di fruizione di contenuti su dispositivo mobile.

Dal momento che i social networks sono diventati gli spazi dominanti su cui gli utenti web fruiscono dei contenuti, e dal momento che Google è il primo punto di accesso mondiale ai contenuti del web e ai social networks (tra cui il suo YouTube), la strategia sembra chiara.

Google e Android hanno l'obiettivo di diventare il punto di accesso per fruire contenuti web sul mobile nei prossimi anni. E a questo dobbiamo aggiungere il know how di Google nel search advertising, nel tracking del comportamento degli utenti, nell'aggregazione dei contenuti web (news, search, video, foto etc.).
In questo modo la scalabilità del modello di business di Google aumenterà enormemente di valore.

Diventando Android la piattaforma di accesso privilegiata al web sul Mobile, un web sempre più simile come fruizione all'uso tradizionale tramite pc, è verosimile pensare che la navigazione avrà inizio da Google anche sul Mobile. Ed è qui che Google interverrà con il suo ruolo e la sua esperienza di aggragatore e di generatore di revenues pubblicitari. La torta è molto appetitosa, dal momento che gli utilizzatori di terminali mobili nel mondo sono più del doppio di quelli che utlizzano il pc.

Un applauso dovuto a Sergey Brin e Larry Page....

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domenica 4 novembre 2007

Ma è giusto misurare l'efficacia di una campagna online solo col click trough rate?


Molti clienti ci chiedono di valutare l'efficacia di una campagna advertising su Internet solamente prendendo come riferimento il valore del click through rate di un banner.

Come sappiamo, il click through rate (o ctr, spesso infatti viene usato l'acronimo) è il rapporto percentuale tra il numero di click che un banner riceve e il numero di impressions (visualizzazioni) del banner stesso nel corso della campagna.

Alcune ricerche ci dicono che il ctr medio delle campagne di advertising on line in Europa, sta scendendo, ben oltre al di sotto dell'1%. Questo fenomeno è stato definito come "banner blindness", una sorta di cecità/indifferenza del navigatore alla presenza di un banner.
Ovviamente su questo discorso possiamo fare una serie di considerazioni relative all'utilizzo di formati impattanti e rich media, efficacia della creatività etc, tutti elementi che contribuiscono a rafforzare l'impatto del formato.

Ma quello che ci chiediamo è:
è necessario che l'utente clicchi su un banner perchè questo abbia svolto davvero ed efficacemente il suo compito?

Una ricerca di Mad (2007) relativa al mercato viaggi, chiedeva agli utenti quale sarebbe stata la loro risposta di comportamento alla visione di banner pubblicitari.
Siamo sicuri che il click è il risultato scontato?
Abbiamo scoperto risposte molto illuminanti:

  • Cercare sui motori di ricerca termini relativi all'annuncio pubblcitario (31%)
  • Andare dritti sul sito dell'inserzionista (29%)
  • Cercare sui motori di ricerca il nome dell'inserzionista (26%)
  • Cliccare sul banner per rispondere (26%)
  • Visitare un punto vendita (4%)
Questa ricerca ci fa capire che gran parte degli utenti sottoposti al messaggio di un banner effettuano una ricerca sui motori, ed un quarto soltanto clicca sul banner.
Ma è chiaro che non sono stati soltanto quelli che hanno cliccato sul banner a ricevere con efficacia il messaggio. L'utente riceve il messaggio anche senza che necessariamente clicchi su di esso.

E' importante quindi integrare ogni campagna banner con una campagna parallela e contestuale sui motori di ricerca.

Opinioni?

sabato 3 novembre 2007

Far parlare di un Brand in 6 passi: effetto viral o no?

Molte aziende ci chiedono di far parlare di un loro Brand sulla rete, credendo che che la migliore pubblicità per un prodotto è fare in modo che siano gli stessi utenti a parlarne tra loro.

In poche parole, ci chiedono di generare un effetto viral intorno al brand o alla campagna di sostegno al brand.

Premesso che personalmente sono molto affascinato dalle dinamiche che spingono i direttori marketing delle aziende a credere che sia facilmente programmabile la costruzione di un effetto di viral marketing, primo fra tutti l'utopia di avere un ritono pubblicitario enorme ad investimento pari a zero....

In ogni caso mi sembra utile riportare qui una serie di azioni di cui molti web maketers devono tener presente per impostare una strategia di WOM (World of Mouth) Marketing sulla rete.
Innanzitutto non chiedete di sviluppare un'operazione viral dopo che la strategia di marketing sia stata già programmata, e con essa la comunicazione e l'online value proposition.
L'azione viral dev'essere integrata e studiata di pari passo con esse, non pensata a valle del processo, in sede di media budget planning.

Consigliamo di seguire questi principi fondamentali per impostare la strategia:

  1. il contenuto deve essere per forza di cose "oltraggioso", "far ridere", "essere sopra gli schemi", "provocativo" e "provocante": è veramente difficile emergere nella massa di Youtube....avete un contenuto che risponde a queste caratteristiche? Se si ok, se no, lasciate perdere dall'inizio...
  2. il contenuto o l'esperienza di fruizione del contenuto deve facilitare o avere una relazione con qualcosa a cui l'utente tiene: il brand non deve possedere il dialogo con l'utente, ma deve dare risposte a esigenze che in prima istanza vengono da lui, e ricordiamoci che lui è un utente attivo che sta cercando qualcosa nel web...
  3. è partecipativo ed coinvolgente: deve esserci qualcosa oltre la semplice fruizione del contenuto, la possibilità per l'utente di agire e usare quel contenuto/brand, tramite un'interazione, un gioco etc.
  4. è personalizzato e personalizzante: parla a me, dice il mio nome, lo sento come mio e mi ci rispecchio...
  5. c'è un incentivo a condividerlo? il contenuto deve avere un motivo che spinge l'utente a condividerlo e girarlo ai suoi amici (una promozione, un premio?)
  6. è un argomento di valore? è un contenuto di cui sappiamo che certi gruppi "influenti" per il nostro target parleranno volentieri?
Ovviamente questi principi sono utili in fase di impostazione della strategia di una campagna Viral on line, ma per sua natura l'argomento è sfuggente e difficilmente prevedibile.

Opinioni in merito?